I nuovi pasticci di Uriel


Nei giorni scorsi parecchie persone si sono letteralmente spaventate dai deliri (es. la moneta considerata come una “misura”, la solita cazzata della mancanza d’oro, l’amnesia della Free Banking Era del 1827-1862, lìapologia della banca centrale, ecc.) che il soggetto che risponde al nome di Uriel ha sparso nel web. Mescolando fantasia a pseudo-economia ha dato via libera a deliri inenarrabili inanellando cazzate su cazzate da far rivoltare lo stomaco. Praticamente è come se Paul Samuelson si fosse alzato dalla tomba e ci avesse continuato a propinare cazzate su quanto fosse bella un’economia come quella dell’Unione Sovietica. Con estremo coraggio il buon Luca Fusari (un ringraziamento è dovuto per il suo lavoro) ha preso tastiera e mouse e destreggiandosi tra le varie puttanate ha creato una risposta chiara e precisa su ogni minchiata detta dal suddetto blogger.
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di Luca Fusari

 

Ebbene sì, torno a parlare di Uriel Fanelli, nonostante sia ancora in corso di pubblicazione la mia risposta al suo primo delirante articolo Economia strudel ( http://www.keinpfusch.net/2011/06/economia-strudel.html ) sul sito del Movimento Libertario, il tizio, un vero e proprio generatore automatico di idiozie, ha già scritto altri deliranti articoli sul suo blog a cui cerco qua di porre breve risposta.

Anzitutto qualcuno potrebbe chiedersi chi diavolo sia questo Uriel Fanelli?

Sono venuto a conoscenza tramite un mio amico di facebook del seguente link:

http://www.ebookingdom.net/wp/2011/05/intervista-a-uriel-fanelli/

dove il personaggio si presenta come sedicente scrittore di fantascienza.

Uriel appare come il tipico fighetto radical chic con smanie pseudointellettuali, basti vedere come vuole giustificare nell’intervista la censura che lui attua sul suo blog.

Il problema non sono i visitatori che lo scambiano per un Papa o per un Duce, quelli a lui gli fanno assai piacere ospitarli, il problema per lui sono gli altri, quelli che non lo fanno nei suoi confronti a priori o che pongono delle obiezioni alle sue idee; praticamente quelli che non ingrassano il suo smisurato ego e che lo pongono in difficoltà davanti al suo piccolo pubblico di bimbiminkia arrapati…

Ecco quelli gli stanno proprio sui nervi….

Tutto il resto presente in tale intervista è banale narcisismo continuamente enfatizzato da parte di questo pseudoAsimov (o dovrei chiamarlo piuttosto Asinov!) nel tentativo di sfondare il lunario….

Non avendo letto i suoi libri di fantascienza non li commento ulteriorimente, però risulta evidente come il tizio non avendo i requisiti e le conoscenze minime per parlare di politica e di economia (specie insultando le tesi degli altri pregiudizialmente senza neppure averle lette) farebbe bene a dedicarsi a sviscerare le sue turbe psichiche e le sue fantasie spazial-erotomani nei suoi ebook evitando di inondare di scempiaggini anche altre discipline e contesti di discussione telematici.

Invece questi continua a scrivere di cose economiche e politiche insultando i libertari.

Prova di tutto ciò è l’ennesimo suo articolo: Il totem del tiranno ( http://www.keinpfusch.net/2011/06/il-totem-del-tiranno.html ) dove ai suoi adulanti fans propina altre perle di clamorosa ignoranza confermandosi un generatore automatico di minchiate in grado di battere anche tizi come Vendola o Tremonti.

Dalla lettura del suo nuovo articolo Uriel non capisce la differenza tra economia e politica e ovviamente tra economia e democrazia, tra libertà e legalità e tra modelli socio-culturali differenti per gradiente; in compenso si vede che ha letto Sartre ma non Hoppe.

Credere che i beni nazionalizzati siano disponibili per qualità e quantità come in un regime di mercato significa non capire nulla di economia, di sistema dei prezzi e di calcolo economico.

Uriel crede che la nazionalizzazione equivalga al bollino blu Chiquita posta sulla banana….

Il problema è che la banana non l’ha fatta colui che gli dà il bollino blu (in questo caso lo Stato), è’ facile attribuire patentini di Stato a posteriori alla realtà e ai beni presenti e prodotti da altri, più difficile che avvenga invece la loro realizzazione effettiva dove vi sia un monopolio e la mancanza di strumenti di valutazione e di riscontro delle scelte tra produttori e consumatori (sistema dei prezzi e scelte marginali soggettive individuali).

Uno Stato che controlla la produzione è chiaramente inefficiente e antieconomico anche perchè il regime di monopolio conferisce allo Stato la possibilità di sprecare indisturbato risorse per clientele e per scelte non funzionali al prodotto e alla sua realizzazione.

Quindi senza un libero mercato non ci sono produttori competitivi, non ci sono libere scelte e generalmente non ci sono i servizi a costi minori per i consumatori.

Ovviamente Uriel non capisce la differenza tra obbedienza e scelta volontaria.

Questo distingue una società totalitaria (da lui prediletta) da una libertaria.

Il fatto che lui tenda a ribaltare l’assunto della libertà in funzione collettiva o dei limiti di azione individuale nella società di fatto è asserzione capziosamente egotista che non tiene conto delle basilari regole della convivenza.

I libertari sono individualisti ma non egotisti, ergo rispettano i diritti naturali come limiti formali che Uriel invece nega a priori in ragione della possibilità di tiranneggiare come gli pare su tutto e su tutti con la violenza (specie se dello Stato e con la legalità sancita da questa).

Uriel nega di fatto la possibilità non solo di un gradiente della libertà tra sistemi economico-politici (relativi tra una società libertaria spontaneamente costituitasi dal basso, più libera individualmente e meno vincolata per leggi e controlli di una totalitaria decisa dall’alto) ma non riesce a comprendere neppure come tale gradiente e tali differenze marginali costituiscano conseguenze tali da rendere enormemente differenti un sistema di libero mercato rispetto ad uno assolutamente politico come funzionamento.

Quindi di fatto non ha senso la questione della “libertà senza la libertà” dato che è evidente come la libertà assoluta non esista e non possa esistere in una società composta da più di un essere umano!!!.

Questo sofisma sartriano denunciato di fatto non ha alcun senso a priori.

A rigor di logica, risulta ancor più evidente come in una società totalitaria retta dallo Stato tale negazione della libertà sia di fatto assoluta a prescindere dagli individui e quindi non solo formale (in ragione dei diritti naturali degli individui come invece in una libertaria), il ragionamento di Uriel tende necessariamente a porre delle istanze non solo non realizzabili (l’egotismo) in generale ma di conseguenza addirittura ancor più contradditorie e proibitive nel rapporto con la libertà rispetto a quella libertaria (sempre che ad Uriel la libertà interessi qualcosa, cosa di cui ragionevolmente dubito nei confronti del personaggio…).

Il ragionamento capzioso e sbagliato di Uriel sta nel voler utilizzare l’ambito totalitario dello Stato come il “”giusto metro di riferimento”” sul quale omologare e ridurre tutte le altre opzioni alternative ad esso come fallaci in quanto lontane da tale modello da lui ritenuto superiore, ma ciò è sbagliato ed è tipico dei totalitari (che peraltro attuano anche loro scelte soggettive personali coercitive però su tutti gli altri).

In una società libertaria il livello di libertà è evidentemente superiore a quella di uno Stato totalitario e di fatto la sua società è più libera di scegliere e di agire anche economicamente rispetto a quella derivante dallo statalismo.

Laddove la facoltà di scelta individuale pur essendo vincolata a taluni limiti liberali classici viene enormemente sviluppata rispetto a quella totalitaria si assiste ad una maggior crescita economica in ragione delle scelte soggettive marginali attuate dai singoli (con riflessi nel calcolo economico), quindi a maggior benessere e a maggiori opportunità.

 

Un altro momento di chiaro delirio urieliano l’ho trovato nel seguente articolo La piu’ grande ristrutturazione economica della storia ( http://shibarakudesune.splinder.com/post/19167533/la-tesi-di-uriel-fanelli ) ove viene riportato l’improvvisato ragionamento di Uriel Fanelli in ambito finanziario ed economico.

Faccio notare la frase assai indicativa di tutto il suo pseudo-farraginoso-ragionamento:

L’industria americana della difesa ha prodotto innovazioni“.

Evidentemente Uriel da keynesiano warfarista ritiene che il complesso militare-industriale sia l’unica strada per avere innovazioni e ricerca.

Ma che io sappia nè Steve Jobs nè Bill Gates ricevono finanziamenti dal Pentagono per le loro aziende le quali hanno con la loro creatività ed imprenditorialità trainato all’era dell’elettronica la civiltà occidentale.

Forse Fanelli è rimasto ad Arpanet come innovazione tecnologica del Pentagono oppure al progetto Manhattan o prima ancora alla prima mitragliatrice introdotta dai nordisti nella guerra civile americana ma questo la dice lunga su tale personaggio che si presenta come un fighetto telematico aggiornato e proiettato sul futuro e futuribile…

Nel frattempo i calcolatori sono divenuti più piccoli, i processori più potenti e i costi di produzione ridottisi a fronte della loro commercializzazione sul mercato alla portate delle tasche dei consumatori.

Ma evidentemente Uriel e la sua mente segue la legge di Gordon Moore al contrario….

A fronte della sua demagogia anticonsumistica pro-decrescita le uniche opinioni intelligenti riscontrabili nell’articolo La piu’ grande ristrutturazione economica della storia sono i commenti riportati a margine che in ragione del relink dell’articolo non sono stati censurati dall’autore come invece sovente capita sul suo blog.

 

Qualcuno potrà comunque domandarsi perchè i libertari debbano perdere tempo dando risposta a un personaggio come Uriel a fronte delle sue palesi e patetiche esternazioni.

Il problema è che Uriel rappresenta il modello dell’italiano medio sottoprodotto dello statalismo imperante.

Coloro i quali sono andati a votare 4 Si ai recenti referendum, coloro i quali credono che basti cambiare governante per salvare l’Italia da un sicuro default, coloro i quali sono indignati e pretendono più assistenzialismo e statalismo in linea di massima la pensano come Uriel.

Certo possono cambiare le loro sfumature ideologiche, le prospettive semantiche (definibili come statalismo, sindacalismo, socialismo ol corporativismo) a seconda di quale colore politico o partito si analizzi, ma di fatto i collettivisti e gli statalisti di pseudodestra o di sinistra, i demagoghi e i populisti sia fuori che dentro al Palazzo sono tutti convinti che lo Stato sia la risposta, la salvezza, il produttore di ricchezza e di protezione sociale e che esso sia la base imprescindibile per costruire una società.

Confutare tali erronei ragionamenti, dare risposta a simili idiozie è utile e funzionale anzitutto ad evitare nuovi deliranti grilli parlanti alla ribalta, si evita inoltre che tali leggende metropolitane sul nascere possano diffondersi diventando dei trend modaioli pericolosi in quanto funzionali alla stessa propaganda collettivista della classe politica; inoltre si fa divulgazione culturale e si cerca di rispondere con le corrette idee e i veri principi economici austriaci e libertari rispetto alle altre scuole economiche e alla disinformazione dei suoi detrattori.


PS: Come già accennato in questo articolo segnalo qua rispettivamente i link alla prima parte e seconda parte della mia lunga confutazione-risposta alle tesi di Uriel Fanelli per quanto riguarda il suo delirante articolo ‘Economia strudel’:

 


da Freedonia di Johnny Cloaca

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