Il Credit Suisse teme la fine dei tassi vicini allo zero

Di Ticino Live , il - Replica

Secondo gli analisti di Credit Suisse, la fine dei tassi vicino allo zero rischia di creare una distorsione finanziaria enorme, i cui effetti sarebbero come quelli riscontrabili alla fine di un conflitto armato.

I rendimenti dei titoli di stato americani crescono, sulle prospettive di un ritiro delle misure straordinarie di rilancio dell’economia da parte della Federal Reserve, scrive il portale d’informazione Wall Street Italia.com “e gli operatori di Borsa punteranno sul fatto che se l’economia riprende slancio, i tassi di interesse saliranno di pari passo.

Tali cambiamenti avranno delle implicazioni nell’Unione europea, in Giappone e negli Stati Uniti. Secondo il Credit Suisse “la fine potenziale dell’era dei tassi di interesse vicini allo zero è esattamente quel genere di evento che può scatenare cambiamenti enormi nei prezzi dei beni e nei flussi di capitale tra le economie mondiali”.

In una nota intitolata “Zero non è per sempre” gli analisti sottolineano che tale evento rischia di creare una enorme distorsione finanziaria, come al termine di una guerra.

La guerra a cui fanno riferimento sta volgendo al termine più tardi del previsto, con la ripresa che va ancora a rilento. Il rialzo dei tassi non dovrebbe materializzarsi prima del 2015 e non dovrebbe causare gli sconvolgimenti economici che alcuni investitori temono.

I tassi sono ancora su livelli minimi storici in gran parte del mondo industrializzato e staranno dove sono per diverso tempo. La Fed si è impegnata a lasciarli invariati sui minimi storici fino ad almeno metà 2015.

La fiducia di consumatori e aziende, bassa da quando la crisi subprime è scoppiata sei anni fa, è ancora compromessa e i tassi quasi azzerati non hanno fatto molto per incentivare i prestiti come si pensava potessero fare. Tuttavia gli strategist della banca svizzera sono convinti che anche questo elemento è destinato a cambiare.

Sui mercati questi stravolgimenti si tradurranno in un crescente di appeal dei mercati industrializzati, con flussi di capitale previsti in uscita dall’obbligazionario degli Stati in via di sviluppo.
Gli investitori nel mercato del debito fisso dovranno prendere decisioni difficili.
Da una parte la produzione industriale mondiale in miglioramento è una buona notizia per materie prime e mercati emergenti, che sono le fonti di queste commodities e risorse, il centro manifatturiero principale fornitore del mondo industrializzato.
Tuttavia, al contempo il rialzo dei tassi è una cattiva notizia per i Bond dei mercati in via di sviluppo, dove gli investitori mettevano i loro soldi a inizio anno in cerca di alti rendimenti.”

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