Il DDL Cirinnà e la “maternità surrogata”. I possibili effetti della legge

Di Davide Mura , il - 1 commento

pregnancy-1000417_960_720In questi giorni febbrili nei quali si attende l’esito delle votazioni al Senato sul DDL Cirinnà che introduce le cosiddette “Unioni Civili”, ecco che emergono sempre più evidenti i risvolti connessi all’approvazione di questa legge.

Sappiamo che il DDL più contestato di sempre prevede che il partner omosessuale possa adottare il figlio dell’altro. Si tratta del cosiddetto stepchild adoption. Per i sostenitori del DDL questa norma non legalizza l’utero in affitto, o più morbidamente “maternità surrogata”, che rimane illegale. Ed è vero.

Tuttavia, nonostante questa verità, la realtà concreta è ben diversa. Prima di tutto sappiamo che nel 2014 la Corte Costituzionale ha di fatto legalizzato la fecondazione eterologa (dichiarando sul punto incostituzionale la legge 40), con la quale è possibile utilizzare gameti esterni alla coppia per avere un figlio. Già questo dato suggerisce i potenziali effetti della legge sulle unioni civili in tema di filiazione, soprattutto quando il Parlamento dovrà legiferare sul punto.

Non solo. E’ noto che in alcuni paesi come USA e Canada, ma anche India e Thailandia, l’utero in affitto è perfettamente legale ed è un vero e proprio business. Avere un figlio in quei paesi con questa pratica non è illegale, e il figlio avuto è considerato a tutti gli effetti figlio legittimo del “genitore committente” con divieto assoluto della madre surrogata di rivendicarlo.

Terzo, la Commissione Europea proprio in questi giorni ha esortato i paesi come l’Italia a predisporre norme che permettano anche alle coppie omosessuali di poter adottare bambini. Su quali basi e opportunità, mi è del tutto ignoto.

Orbene, il DDL Cirinnà – come ho detto – prevede la possibilità per il partner di adottare il figlio dell’altro. Dobbiamo dunque porci, anche alla luce di quanto anzi detto, la seguente domanda: in quali occasioni l’art. 5 del DDL Cirinnà potrebbe essere applicato?

A mio avviso sono esattamente tre le ipotesi, le prime due evidentemente residuali. La prima riguarda il figlio biologico che uno dei due ha avuto da un precedente rapporto con una donna. L’art. 5 permetterebbe certamente l’adozione di costui, ma ci si pone il problema: come potrà essere possibile l’adozione all’interno di una coppia omosessuale di un bimbo che ha già un padre e una madre, seppure non più conviventi e non più uniti in un rapporto matrimoniale o di fatto?

La seconda ipotesi riguarda il figlio che uno dei due ha adottato con la propria – si presume – ex-moglie. La domanda che ci si pone è quella relativa alla prima ipotesi. Dunque anche qui rimane un grosso punto interrogativo. Come mai potrà il partner di un omosessuale adottare il figlio dell’altro, se tale figlio adottivo ha già un padre e una madre, seppure adottivi?

E qui entra in gioco la terza ipotesi: la maternità surrogata. Il partner va all’estero e genera un figlio attraverso l’utero in affitto. Secondo le leggi di quel paese, costui è figlio biologico del genitore committente. L’Italia, benché non permetta la pratica (almeno per ora!), ha precise leggi sulla filiazione che non possono negare il rapporto biologico/naturale tra padre e figlio. Pertanto questo bambino è figlio del genitore committente e come tale cittadino italiano a tutti gli effetti, con la conseguenza che ai sensi dell’art. 5 della futura legge Cirinnà potrà, senza ombra di dubbio, essere adottato dal partner omosessuale.

Come si può vedere, sostenere che il DDL Cirinnà nulla c’entra con la maternità surrogata, è vero e falso allo stesso tempo. E’ vero che il DDL Cirinnà non legalizza l’utero in affitto, ma è anche vero che non lo vieta. Apre semmai un varco affinché il figlio generato con la suddetta pratica possa essere adottato dal partner omosessuale al quale è legalmente unito con l’unione civile.

Non solo. Con l’art. 5, il DDL Cirinnà introduce il generale principio dell’adottabilità di un bambino da parte di coppie omosessuali. Il che comporta che in un prossimo futuro, la giurisprudenza, sfruttando questo principio, potrebbe pure ritenere incostituzionali e illegittime tutte quelle norme che in un modo o nell’altro riservano alle coppie eterosessuali la possibilità di adottare bambini.

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