IL VITTIMISMO FUORI LUOGO DEI BUROCRATI ITALIANI

Di Leonardo , il - 5 commenti

di MATTEO CORSINI

Francesco Verbaro, docente presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, commenta il risultato elettorale da un punto di vista che definirei non disinteressato: “Uno dei temi più affrontati dopo il risultato elettorale del 4 marzo è senz’altro quello del populismo. Un fenomeno che si ripresenta sistematicamente nei contesti storici caratterizzati da incertezza e crisi economica. La crisi economica e la trasformazione dell’economia che stanno rafforzando la polarizzazione del mercato del lavoro e le diseguaglianze nella società italiana stanno alimentando le spinte e gli attacchi populistici, che si manifestano in termini di contrasto nei confronti delle élites politiche e amministrative oggi più che mai deboli e inerti”.

Fin qui molto mainstream. Ma eccolo arrivare al punto: È opportuno rilevare come gli strali dei sentimenti populistici abbiano colpito anche la Pubblica amministrazione, non senza ragione, ma con effetti peggiori del male. Quali sono state le accuse? La Pa è apparsa come una casta, soprattutto attraverso le élites. Inutilmente costosa, per un incremento della pressione fiscale a tutti i livelli. Non ha assicurato (questa è la percezione) l’attuazione di leggi e funzioni importanti per i cittadini: sicurezza, sanità, lavoro, servizi sociali, istruzione e così via. Generalmente corrotta e attenta al proprio tornaconto più che al benessere collettivo”.

Saranno pure cose apparenti e percepite, ma quando apparenze e percezioni sono così diffuse è probabile che non siano del tutto campate in aria: “Quali sono state gli interventi e le misure adottate sull’onda di queste accuse? Il taglio lineare delle risorse. Il blocco lineare delle retribuzioni. Il tetto alle retribuzioni dei manager. Il blocco delle assunzioni. Una vastità di norme e di controlli formali che hanno di fatto compresso l’attività degli amministratori”.

Osservatori meno di parte, per esempio gli ex commissari alla Spending review Carlo Cottarelli e Roberto Perotti, hanno più volte dimostrato, dati ufficiali alla mano, che a oggi i dipendenti pubblici, soprattutto nei livelli apicali, sono pagati un multiplo dei colleghi di altri Paesi europei, sia in termini assoluti, sia, a maggior ragione, in termini relativi tenendo conto del Pil pro capite dei rispettivi Paesi: “Quali i risultati? L’amministrazione pubblica funziona peggio di prima e va avanti grazie ad atti eroici individuali e non per un ordinario, efficiente e corretto modo di funzionare. Il dato peggiore è la riduzione della discrezionalità amministrativa e gestionale con effetti negativi sull’attività delle amministrazioni. L’effetto prodotto da questa ondata di attacchi, non di rado giustificati da fatti e dati, è stato quello quindi di aumentare la paralisi dell’amministrazione italiana”.

In pratica, sentendosi sotto attacco i burocrati si metterebbero sulla difensiva, aggrappandosi ancora di più al formalismo ed evitando il più possibile di assumere decisioni che potrebbero comportare responsabilità. Non voglio escludere che ciò sia in parte vero, ma è difficile negare che la macchina che produce leggi, decreti e quant’altro sia nella forma guidata dalla politica, ma nella sostanza totalmente in mano agli alti burocrati. Anche in questo caso Cottarelli ne dà testimonianza nel suo ultimo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana”.

Ancora Verbaro: Il risultato è un circolo vizioso, dal quale è difficile uscire. La reazione normativa e morale genera una maggiore paralisi, che a sua volta genera maggiore rabbia. La rabbia genera una cultura del sospetto che si traduce in ulteriori norme e controlli formali e quindi in un maggior stallo”.

Quindi che fare? Per questo oggi è necessario lanciare un appello per ricostruire un clima e un tessuto di fiducia. La fiducia è un bene relazionale che contribuisce al capitale sociale senza il quale il rischio è di aumentare enormemente i costi di transazione e di gestione delle organizzazioni. Il prossimo Parlamento e il prossimo Governo contribuiscano a costruire un clima di fiducia e creino le condizioni affinché gli amministratori possano operare bene, senza alibi. Più sulla base di responsabilità sostanziali, di risultato e di merito, che sulla base di responsabilità formali o peggio morali”.

Beh, un articolo del genere non può non finire senza lanciare un appello. Ma trattare i burocrati come se fossero una specie in via di estinzione da proteggere credo non sia utile alla causa di chi promuove l’appello. Mentre il potere d’acquisto dell’italiano medio è stagnante, quando non inferiore a quello di vent’anni fa, questi signori, nonostante qualche restrizione negli anni peggiori della crisi, stanno ancora meglio, per numero e costi unitari a carico dei pagatori di tasse, rispetto ai colleghi di altri Paesi europei messi decisamente meglio dell’Italia.

Fare vittimismo porta acqua al mulino che, giustamente o meno, si definisce populista.

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