LA BOLLA CINESE E LA PRESUNZIONE FATALE DEI SOCIAL-DIRIGISTI

Di Leonardo , il - Replica

di MATTEO CORSINI

La Cina è un Paese enorme, con oltre 1.3 miliardi di abitanti, che negli ultimi tre decenni ha vissuto uno sviluppo significativo, partendo peraltro da una situazione di forte arretratezza, perché evidentemente il modello maoista non solo toglieva libertà alle persone, ma non funzionava neppure in economia. D’altra parte, agli esperimenti socialisti calza alla perfezione ciò che sostenne Einstein: “Follia è ripetere la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.

Oggi, dato il peso geo-politico della Cina, gran parte delle cosiddette classi dirigenti occidentali finge di non vedere che se il socialismo è stato attenuato in dirigismo, sul fronte delle libertà individuali i miglioramenti sono piuttosto scarsi. Ciò nondimeno, tutti quanti a prendere per oro colato le affermazioni degli “esperti” cinesi quando parlano del loro modello. Per esempio Fan Gang, che ha partecipato al consueto forum The European House-Ambrosetti a Cernobbio. Costui è presidente del China Development Institute, direttore dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Economica e Chairman della China Reform Foundation. Tanta roba, parrebbe. Ecco cosa sostiene sulla Cina: “La Cina controlla i problemi, li gestisce nel tempo e li risolve, non li lascia esplodere all’improvviso. Insomma, da noi non può accadere quello che è successo negli Usa nel 2008, il collasso totale di un gigante, una Lehman brothers che sparisce dal giorno alla notte”.

E ancora: Noi possiamo avere solo il soft landing, che è quello in corso da sei anni. Niente hard landing. E la buona notizia è che non abbiamo le recessioni, mai, anzi, una che risale agli anni ’50”. Quanto alle bolleNoi non consentiamo ai prezzi di salire alle stelle per uno, due, tre anni, per poi avere il collasso. Le restrizioni servono a questo e soprattutto a evitare che vi sia il contagio. I prezzi del settore immobiliare nelle grandi città erano alti, e sono stati fatti scendere fino a una correzione del 50%, città dopo città, così il fenomeno è rimasto circoscritto”.

Posto che nessun economista che lavora per istituzioni pubbliche (non solo) cinesi potrebbe affermare cose diverse, per cui rivolgersi a queste persone per ottenere un punto di vista che non sia in linea con i comunicati governativi è tempo sprecato, credo sia evidente la “presunzione fatale”, per dirla con Hayek, che caratterizza i timonieri cinesi. Siccome, però, l’onniscienza non è alla portata dell’uomo e i vertici del partito comunista cinese non fanno eccezione, quello che sono riusciti a fare finora è stato solo aumentare il debito e, a suon di restrizioni, cercare di non far crollare un castello in gran parte di carte.

Non che l’economia cinese non abbia fatto passi da gigante, ma i “malinvestimenti” accumulati nel corso degli anni, a maggior ragione nel’ultimo decennio, non potranno essere sostenuti e soggetti a sgonfiamento controllato in eterno. Per cui la sicumera ostentata è destinata, presto o tardi a dare delusioni.

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