L’ECONOMISTA DELLA LEGA E ALTRE INFORNATE DI DIPENDENTI PUBBLICI

Di Leonardo , il - 22 commenti

di MATTEO CORSINI

Uno dei pezzi da novanta della squadra messa in campo da Matteo Salvini per scrivere il programma economico della Lega è Alberto Bagnai, noto fautore dell’uscita dall’euro e keynesiano fino al midollo. Ecco alcune perle del Bagnai pensiero: “La priorità è la crescita, che la Lega si propone di riattivare attraverso un programma di investimenti pubblici. In primo luogo per quelle piccole opere di cui c’è tanto bisogno per la riqualificazione dei territori, a partire dallo stato delle strade, dell’edilizia scolastica, per non parlare del settore sanitario, oltre alla riqualificazione e stabilizzazione degli organici della pubblica amministrazione perché abbiamo una macchina dello Stato che non riesce a operare per mancanza di risorse. Questa è una priorità assoluta”.

Quindi, in prospettiva, nuove infornate di dipendenti pubblici e stabilizzazioni varie, perché “abbiamo una macchina dello Stato che non riesce a operare per mancanza di risorse” (sic!). Ma ovviamente il problema di come finanziare questi “investimenti” non si pone perché “per i keynesiani gli investimenti generano risparmio e non viceversa”.

Bagnai lo dice con un totale naturalezza, ma solo se si crede che si possa creare ricchezza reale dal nulla può reggere uno stravolgimento dei rapporti causali di questo genere.

Ovviamente non può mancare un riferimento a una delle soluzioni magiche per risolvere i problemi dell’Italia: i mini Bot, o moneta fiscale che dir si voglia. I quali “sono un modo per lo Stato per saldare i suoi debiti con i cittadini mettendo in circolazione un ulteriore strumento di liquidità. Questo contribuirà a rianimare i circuiti di consumo dell’economia locale. Inoltre i mini Bot potrebbero essere utilizzati dai cittadini per pagare le imposte”.

Ho già commentato in diverse occasioni l’idea (balzana) di introdurre strumenti del genere, che altro non sarebbero se non un aumento di debito pubblico. Dubito che i creditori sarebbero contenti di ricevere dallo Stato questi strumenti in pagamento, e suppongo anche che avrebbero un prezzo di mercato secondario piuttosto a sconto rispetto al loro valore nominale.

Soprattutto, credo che le spese aggiuntive da finanziare in questo modo si moltiplicherebbero, e con esse il debito effettivo i cui oneri, non ci si illuda, qualcuno prima o poi dovrà sopportare. Perché, contrariamente al mondo dei sogni keynesiano, non esiste una bacchetta magica che trasforma le pietre in pane.

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