COME I MONACI HANNO CREATO LA TECNOLOGIA

Di Giampiero Giancipoli , il - 5 commenti

(tratto da Celebrazioni della Riforma con Vishal Mangalwadi )

Perché le donne inglesi non portano acqua nei vasi sopra la testa, così come fanno molte Indiane e Africane?” Chiesi una volta in una classe a Londra.

Ma perché sono … pigre!”, rispose uno dei miei studenti Africani.

Ma la risposta è in effetti molto più complicata. Feci quella domanda perché in Uganda avevo visto centinaia di donne e bambini portare acqua sulle proprie teste proprio nei pressi di una centrale idroelettrica alle sorgenti del Nilo. L’abbondanza di acqua ed elettricità mi fece stupire di come donne e bambini usassero ancora quel metodo mattina e sera, ogni santo giorno dell’anno. Una pratica che sprecava millioni di ore di lavoro. Peggio ancora, essa significava mangiare cibo lavato malamente da piatti lavati anche peggio, con mani sporche. Cosa che inevitabilmente infettava le persone con malattie facilmente prevenibili, a detrimento della loro energia.

Usando le loro facoltà mentali, un piccolo numero di persone può fornire acqua a milioni di case più di quanto un milione di persone che la portano sulle loro teste.

La mia esperienza in Uganda aveva platealmente confutato il celebre proverbio “la necessità aguzza l’ingegno”. Ogni famiglia ha bisogno d’acqua. Se una moglie non può portarne abbastanza, gli uomini costringeranno i loro figli a lavorare, si prenderanno altre mogli o compreranno schiavi.

Non si metteranno di sicuro a fare gli inventori.

Sono stati studiosi come il professor Lynn White Jr. della Stanford University a  documentare come la tecnologia ha avuto scaturigine dalla teologia biblica. 

Ma perché i monaci Cristiani svilupparono la tecnologia?

I monaci Buddisti e Cristiani affrontavano lo stesso problema: non potevano prendere moglie  per il trasporto dell’acqua o la macina del grano. Il Buddismo richiedeva ai suoi monaci di mendicare il loro cibo, mentre la Bibbia diceva che una persona che non lavora non deve neppure mangiare (2 Tessalonicesi 3:10). Lavorare quindi era la cosa che rendeva simili a Dio, perché egli è un lavoratore, non un sognatore, un danzatore o un meditatore come nelle altre religioni.

Ma i monaci erano venuti al monastero per pregare, non per macinare il grano. La Bibbia risolse la loro tensione distinguendo tra il lavoro e la fatica. Lavorare rende simili a Dio, ma faticare era una maledizione sul peccato umano (Genesi 3:17-19).

Faticare è lavoro avvilente, ripetitivo e disumanizzante. Questa distinzione teologica tra il lavoro come devozione e la fatica come maledizione permise ai monaci Cristiani di realizzare che gli esseri umani non dovevano svolgere quello che il vento, l’acqua e i cavalli potevano benissimo fare. La ragione creativa doveva essere usata per liberare gli esseri umani dalla maledizione della fatica.

Vangelo” significa buone notizie: il peccato ci ha attirato addosso la maledizione della fatica. Ma il Salvatore prese il nostro peccato e la sua maledizione su di sé. Il Signore Gesù morì sulla croce per salvarci dal peccato e le sue conseguenze, compresa la maledizione della fatica.

Tutto questo è in stridente contrasto con ogni altra visione del mondo, per esempio l’Induismo insegna che questo mondo è Maya, illusione, mentre il Buddismo insegna che è proprio il voler impegnarsi in questo mondo la causa della sofferenza piuttosto che la soluzione.

Francesco Bacone elaborò a fondo questo concetto nel suo Nuovo Organo delle Scienze:

“Dalla Caduta, l’uomo decadde dal suo stato di innocenza e dal suo dominio sulla creazione. Ma anche in questa vita, entrambe le perdite posso essere compensate: la prima mediante la religione e la fede, la seconda tramite le arti [tecniche] e le scienze”. (Nov. Org. II – LII)

“L'uomo peccando perdé l'innocenza, e l'impero sopra le creature. L'una e l'altra perdita si può riparare, almeno in parte, anche in questa vita; la prima colla religione e colla fede, la seconda colle arti [tecniche] e colle scienze” (Nuovo Organo delle Scienze, Stamperia Domenico Oliveri, Palermo, 1839, Pag 384)La Bibbia ha dato vita alla tecnologia nei monasteri. La Riforma la portò fuori dal quell’ambiente ristretto e la mise alla portata di tutti. Questo rese disponibile al mondo il grazioso dono di Dio della salvezza, compresa la salvezza dalla maledizione della fatica mediante la tecnologia umanizzante.

 

Tratto dall’episodio  8 dei primi dieci video per la celebrazione del cinquecentesimo anniversario della Riforma – la scaturigine del moderno miracolo economico.


Vishal Mangalwadi è autore del libro The Book that Made Your World, How The Bible Created the Soul of Western Civilization.  Altri articoli di Mangalwadi:

Ma la Bibbia opprime le donne?
I Dieci Comandamenti: il Carattere di una Nazione
La Religione può Fare la Differenza?

 


[1] Vishal Mangalwadi è autore del libro The Book that Made Your World, How The Bible Created the Soul of Western Civilization.
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