NON ESISTONO VIE INDOLORI ALLA RIDUZIONE DEL DEBITO

Di Leonardo , il - 3 commenti

di MATTEO CORSINI

“Anche per quanto riguarda l’inflazione, non ci sono motivi per cambiare. L’Europa ha bisogno di ridurre il suo eccesso di debiti e può farlo attraverso la crescita del reddito nominale (che include l’aumento dei prezzi) oppure attraverso processi di contrazione dei bilanci degli operatori economici. La prima forma di deleveraging è “buona”, l’altra è l’anticamera della deflazione e della recessione”. Quando parla Mario Draghi, solitamente il giorno dopo uno o più economisti italiani ne tessono le lodi sui principali quotidiani.

Nel suo ultimo discorso in pubblico Draghi ha sostenuto che la politica monetaria della Bce va bene così com’è e che non c’è fretta di ridurre lo stimolo, aggiungendo che sarebbe utile una crescita dei redditi nominali. Marco Onado evidenzia che la crescita del reddito nominale contribuisce a ridurre il peso del debito. Onado ricorda che l’eccesso di debito può essere ridotto o mediante la crescita del reddito nominale, oppure mediante la contrazione del bilancio. Se si stesse parlando di un operatore privato, si direbbe che il risanamento può avvenire o aumentando i ricavi, o diminuendo i costi. Nel caso dei debitori pubblici, si possono aumentare le tasse o ridurre le spese. Quasi sempre, però, un privato oberato di debiti si trova in quella situazione perché non è riuscito a far aumentare i ricavi a un ritmo non inferiore a quello dei costi. Nel caso di un debitore pubblico, l’accumulazione di debito è dovuta a un aumento delle spese superiore a quello delle entrate stratificatosi anno dopo anno. In entrambi i casi, ripagare debiti è più semplice se l’aumento dei prezzi ne erode nel tempo il valore reale.

Secondo quanto scritto da Onado (che peraltro è in folta compagnia) il delaveraging mediante inflazione è “buono”, mentre quello mediante una riduzione dei costi non lo è. Il fatto è che nessuna delle due forme è indolore. Semplicemente cambia chi deve sopportare l’onere. Con l’inflazione l’onere è a carico di una moltitudine di soggetti che “non si vedono”, come avrebbe detto Bastiat, mentre con il delaveraging “cattivo” chi sostiene l’onere è maggiormente visibile.

Ma non esistono vie indolori, anche prescindendo da considerazioni di tipo etico.

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    Bell’articolo, aggiungerei che la deflazione è un processo “naturale” dopo anni di insufflaggio (vedi bolla immobiliare) e colpisce chi ha esagerato (come direbbe la nonna, chi ha fatto il passo più lungo della gamba, le cicale) mentre l’inflazione colpisce chi ha mantenuto la testa sulle spalle e speso meno di quel che produceva (le formiche), magari semplicemente per far fronte alle incertezze del futuro.

    In più in un periodo di innovazione (=miglioramento della produttività, prodotti migliori a minor costo) un certo livello di deflazione è quello che permette a chi non partecipa direttamente all’innovazione di goderne anche lui (diversamente perderebbe posizioni relative e andrebbe a stare relativamente peggio).

    • Ronf Ronf

      Esatto: infatti è decisamente meglio avere una deflazione piuttosto che l’inflazione

  • a chi dobbiamo questi soldi?

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