OBBLIGO DI ASSUMERE HANDICAPPATI, LEGGI RAZZIALI E SOCIETÀ TOTALITARIA

Di Leonardo , il - 51 commenti

di GIOVANNI BIRINDELLI

“Assunzioni obbligatorie di disabili. Dal primo gennaio 2018 è in vigore la nuova normativa, che prevede che le aziende che hanno almeno 15 dipendenti devono assumere un disabile”. Con buona probabilità, chi ha prodotto questa “normativa” non ritiene di essere un disabile mentale. E con ancora maggiore probabilità, ritiene che questa “normativa” sia opposta alle ‘leggi’ razziali. In questo caso, infatti, la ‘legge’ obbliga un’azienda ad assumere Tizio; in quell’altro la obbligava a licenziare Caio.

Il problema è che, in entrambi i casi, quest’ingerenza coercitiva dello stato nella vita aziendale avviene in funzione di un presunto “bene superiore”. Un “bene superiore” arbitrariamente definito e, in quanto basato sull’aggressione, necessariamente un male sia dal punto di vista etico che economico; e generalmente riconosciuto come tale solo a posteriori. Un “bene superiore” collettivo e quindi che, per definizione, nulla ha a che vedere con quello che chi dirige un’azienda ritiene essere il bene di quest’ultima (altrimenti non avrebbe avuto bisogno di essere obbligato con la forza a fare una determinata scelta).

Una società totalitaria è gestita in funzione di “beni superiori” collettivi che chi la controlla ha arbitrariamente deciso (sulla base della sua conoscenza centralizzata) e imposto a chi sta sotto la sua autorità. Un società libera, al contrario, cresce attraverso l’azione umana. Questa è finalizzata a un bene individualmente percepito sulla base di una conoscenza periferica che solo l’individuo che subisce le conseguenze delle sue scelte possiede (non chi vuole controllarlo dal centro).

In una società collettivista, il necessario errore di chi sta al vertice ha effetti sistemici: si propaga a tutta la piramide e tende a essere ripetuto e a rinforzarsi nel tempo. Questo errore è necessario perché chi sta al vertice fa uso, per le sue decisioni, del tipo di conoscenza oggettivamente sbagliato.

In una società libera, gli errori sono limitati dal fatto che chi prende decisioni economiche lo fa avendo la migliore conoscenza (quella periferica) e i migliori incentivi. In un sistema economico di mercato, le conseguenze di un eventuale errore di chi agisce economicamente sono puntuali, non sistemiche; sono opportunità di imparare e quindi il sistema tende ad auto-correggersi nel tempo.

Una società collettivista viola elementari leggi scientifiche dell’etica (il principio di non aggressione) e dell’economia (la soggettività del valore). Una società libera rispetta entrambe. Per questo il movimento verso la prima produce totalitarismo e miseria, mentre quello verso la seconda produce, oltre a maggiore libertà, maggiore prosperità.

Essere generosi col denaro e con la libertà degli altri (entrambi destinati a esaurirsi a un certo punto) non può cambiare questo fatto. E nel lungo periodo non può che danneggiare maggiormente proprio coloro che questa coercizione miope voleva proteggere.

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  • Lucio

    attendiamo che obblighino anche alle quote rosa, ad assumere trans o genders, ad assumere immigrati.

    Sui portatori di handicap non mi sento di schierarmi tanto contro. Vero che è fastidioso l’obbligo però in molte aziende possono comunque essere produttivi. Chi ha impedimenti fisici può lavorare tranquillamente in molti uffici. Chi li ha mentali magari può comunque svolgere delle manzioni manuali semplici.

    Ripeto, l’imposizione non mi piace ma mi spaventano maggiormente le potenziali imposizione che ho elencato all’inizio di questo commento.

    • PdL

      Lo stesso ragionamento potrebbe essere tranquillamente fatto per trans ed extra….
      Il principio è proprio la violazione di una delle principali regole che disciplinano la libertà di impresa: lo stato non deve impormi l’assunzione di nessuno, per nessuna ragione.

      • Massimo Decio Meridio

        No i trans e gli extra non c’entrano un cazzo con i portatori di handicap..quanto alla mitica libertà di impresa hai ragione .. i portatori di handicap non li facciamo lavorare, li buttiamo giù dalla rupe oppure li eliminiamo con le camere …ah aspetta c’è pure l’eutanasia che oggi va tanto di moda …

        • PdL

          No, mi dispiace…. tu, Stato, non puoi obbligare ad assumere chicchessia contro la mia volontà.
          La ragione è semplice: lo stipendio lo pago io, ragione per la quale devo avere la piena libertà di scegliere i miei collaboratori.

          • Massimo Decio Meridio

            La questione è decisamente molto più complessa di quella che tendi a far apparire Fare impresa non è un compartimento stagno di una società civile nel quale dovrebbe vigere la regola del “faccio come cazzo mi pare”
            In ogni caso se non si comprende a sufficienza la ratio che sottoindende un provvedimento del genere a favore dei portatori di handicap ogni discorso in merito diventa inutile

          • PdL

            Fare impresa non è certo un compartimento stagno di una società civile, e su questo sono perfettamente d’accordo, ma se io investo i miei soldi è per ricavarne un profitto, non per fare carità al prossimo….
            E’ questa la ratio dell’imprenditore, che a te evidentemente sfugge.

          • AnonimoSchedato

            Finalmente una bella diatriba di quelle di una volta !
            I miei due centesimi: ho scritto più volte che credo nella filosofia delle gare turismo, chi vince troppo si becca la zavorra nel bagagliaio per evitare che la corsa diventi (per lui) una passeggiata e per gli altri una farsa, un risultato scontato. O per dirla con un altra battuta, non si può mettere lo stesso limite di velocità per bicicletta e jumbo jet.
            Poi decidere dove si traccia la linea che distingue una bicicletta da una moto da un auto da un jet è spesso arbitrario nel mondo economico (la natura non fa salti, è un continuum), quindi decidere se deve essere 15 dipendenti, 200 dipendenti, o 10 milioni di fatturato, o 10 milioni di utile o chissà cos’altro quella linea è ben difficile.
            Il principio comunque lo condivido, oltre una certa dimensione l’azienda non è più un emanazione dell’imprenditore, è un corpo autonomo (del resto esiste la “persona giuridica”) e quindi non gode degli stessi diritti delle persone, e la zavorra può benissimo essere un vincolo benefico per la società nel suo complesso (dare un ruolo anche ai disabili, come in questo caso).
            A ricerca operativa, uno degli slogan è spesso “ottimizzare localmente significa disottimizzare globalmente”. Certamente la regoletta va subordinata ai diritti individuali, ma le persone giuridiche (magari dopo una certa dimensione tutta da decidere) non godono certo dei diritti umani.
            IMHO.

          • PdL

            Assolutamente falso… anche nelle multinazionali, così come una fabrichetta di 5 dipendenti, ci sono persone che investono soldi e, giustamente, intendono massimizzare gli utili sul capitale da loro, non da te, investito senza dover essere zavorrati.

          • AnonimoSchedato

            Con il risultato di creare instabilità nel sistema, visto che che oltre una certa dimensione sono inarrestabili e schiacciano chi vogliono, a cominciare dai piccoli imprenditori.
            Così la gara è truccata.
            Vediamo due aspetti diversi, tu il dio denaro (“massimizzare gli utili sul capitale”), io l’armonia del sistema. Sono visioni difficilmente conciliabili, ma ti invito a pensare alle conseguenze della regola che proponi come prioritaria.
            Questo l’aspetto più importante, secondo me: “prioritaria”.
            L’hai messa sopra ogni altra, ottenendo quindi che la multinazionale ha il diritto, nel suo sforzo di massimizzare i profitti, di usare la sua forza contrattuale contro il piccolo imprenditore e imporgli condizioni inumane.
            Guarda, io credo che la regola di massimizzare i profitti sia lecita, ma non è di ordine superiore alle altre, quindi va temperata.
            Anche se credo che 15 dipendenti sia un limite troppo basso per imporre questo tipo di misure, (sarebbe 1/15 = 7% della forza lavoro, quando i disabili sono 3.1 milioni su 60 milioni, cioè il 5%), in linea di principio sono d’accordo con il provvedimento (ma la stessa percentuale andrebbe imposta a tutti, specie a chi è più grande).

          • PdL

            La gara non è truccata… se io riesco farlo meglio (e a costi minori) di te, perché grazie alle mie dimensioni riesco ad ottimizzare meglio, vince solo il consumatore finale che riesce ad avere lo stesso prodotto a un prezzo inferiore.
            In ogni caso, questo tuo discorso, con l’obbligo di assunzione delle categorie protette (e successivamente di donne, trans, extracomunitari etc. etc.) c’entra ancora meno dei classici cavoli a merenda.

          • AnonimoSchedato

            Guarda, ho abbastanza esperienza di industria (ho lavorato nel HQ di una multinazionale per quasi 20 anni) per dirti che la realtà è un po’ diversa. Comunque non è alle innegabili economie di scala che mi riferisco. Parlo dei vantaggi della posizione dominante e delle pratiche commerciali borderline.

            Non estendere il mio discorso alle azioni affermative (che di positivo non hanno niente), era e vuole rimanere confinato al solo caso dei disabili. Per tutti gli altri casi che hai citato, credo fermamente che il posto spetti al migliore (ammesso che sia possibile determinarlo) senza discriminazioni imposte da qualche legislatore.
            Anche se ammetto che non saprei dirti perché i disabili si e le donne e altri sedicenti discriminati no. Bisogna tracciare una linea da qualche parte e mi sembra il posto più razionale.

          • PdL

            Ti facevo decisamente più giovane….
            Il problema di chiama finestra di Overton… adesso si comincia coi disabili, ma poi, come giustamente osservi, si aprirebbe solo il classico d Vaso di Pandora, come giustamente osservi.
            Ecco perché la soluzione migliore ritornerebbe ad essere quella di dare all’imprenditore la piena libertà di sceglierai i suoi collaboratori; diritto che deriva direttamente dall’assumersi il rischio di perdere il capitale investito.
            Si ritiene etico aiutare i disabili, come alla fine penso anche io: l’imprendistore deve pagare il pizzo di oltre il 70% del suo lavoro allo stato ?
            Benissimo, usiamo questi soldi per dare un mezzo di sussistenza a chi non è in grado di procurarsi da vivere, per colpe non sue (e solo agli italiani), invece di fare leggi demagogiche, ed allo stesso tempo liberticide, come questa.

          • AnonimoSchedato

            Ho mantenuto la freschezza di pensiero 🙂
            Capisco la fondata paura che a partire da un caso in cui si può trovare un compromesso si arrivi poi per estensione ad imposizioni fuori di testa. Film già visto ed in progammazione continua nelle sale di tutto il mondo occidentale (non conosco abbastanza bene Asia e Africa per sapere per certo se vale anche lì, ma ci scommetterei).
            Ma questa paura, che condivido, non deve spingerci a chiudere il dibattito arroccandoci sulle comode posizioni create per noi dai padroni del discorso, le varie sfumature di pensiero unico mainstream, quello sinistro e quello destro in primis.

            Cerchiamo di non farci intruppare nel giochino del divide et impera.
            A questo scopo mi piace ricordare che la più comune semplificazione che si usa per annebbiarci il pensiero (l’asse politico sinistra-destra, con relative stupidaggini usate per garantirsi la diffusione del meme, tipo “il tennis è di destra o di sinistra? E il calcio?”, giochino di società di altri tempi) anni fa alcuni sociologi l’avevano trasformato in un piano cartesiano, aumentando le variabili a due. Agggiungendo un asse y che descriveva la tendenza al totalitarismo (+oo) o all’anarchismo (-oo).
            L’interessante conseguenza è che si vedeva proprio bene come sinistra e destra come le conosciamo alla fine finivano per avere valori comuni, totalizzando un alto punteggio (tendenze totalitarie) su quest’ultimo asse.

            Poi di classificazioni a due dimensioni delle famiglie politiche ne esistono a decine, ma il primo passo è cominciare a smettere di pensare in una dimensione, e aumentare pian piano il numero di assi. Ho divagato, ma mi sembrava rilevante…

          • PdL

            Non si tratta di dx. o di sx.; si tratta di comprendere che l’obiestivo dell’impresa consiste nel massimizzare gli utili, non certo di fare beneficenza o carità; tantomeno in una società libertaria nessuno deve essere costretto a farla.

          • AnonimoSchedato

            Ci sono molti passi da fare per arrivare ad una società libertaria.
            Si è più credibili se si eseguono prima quelli che danneggiano i grandi poteri e, finiti quest’ultimi, solo dopo quelli che danneggiano i più disgraziati, specie se involontari come nel caso dei disabili. IMHO.

          • PdL

            Credo di non essermi spiegato bene fino a qui… concordo sul fatto di dover aiutare chi non è in grado di farcela come le persone disabili… solo che questo compito spetta solo ed unicamente allo stato ed ai suoi enti, non al privato; che eventualmente potrebbe farlo solo in forma esclusivamente volontaria, ma non coercitiva.

          • AnonimoSchedato

            Ultima battuta, perchè oramai le nostre posizioni sono chiare e non mi sembra che nessuno stia più portando argomentazioni che possono arricchire chi dibatte e, forse, chi legge.

            Occorre decidersi, lo stato lo si vuole libertariamente abolire o no?
            Perchè attribuire a qualcuno che si vuole abolire dei compiti esclusivi (“solo ed unicamente”) mi sembra un po’ “ambiguo” 😉

          • Roberto R.

            Bene, lasciamo gli invalidi con 280 euro mensili …. Oppure diamogli uno stipendio diciamo decoroso di 1000 euro mensili. Chi pensi che paghi questi stipendi? Secondo me la collettività. Sappiamo benissimo entrambi che la collettività in Italia da almeno 70 anni sono i più deboli.

          • PdL

            Dunque tu stato mi zavorri ulteriormente, non pago di estorcermi il 70% del frutto del mio lavoro, costringendomi a stipendiare personale improduttivo ?
            Benissimo… da domani chiudo la baracca e lascio i miei dipendenti su una strada; io con il mio capitale riesco a vivere, non certo
            I miei bene come prima, ma posso permettelusso di fare ciò che voglio senza più nessuna preoccupazione.
            Non credo possano fare altrettanto i miei 20 dipendenti produttivi; se poi
            qualche altro mio collega imprenditore ha la mia stessa idea, sai le risate che ci facciamo ?
            Relativamente ai dipendenti disabili…. dove troverà i soldi lo stato per mantenerli, visto che non può più nemmeno
            il frutto del mio lavoro ?
            .

          • Roberto R.

            Esempio; se nessuno lavora per te, i soldi puoi usarli come carta igienica, sempre ammesso che non siano virtuali.

          • PdL

            Tipica ‘argomentazione’ di un deficiente komunista!!!
            Tornatene nella tua fogna di centro sociale.
            SUKA SUKA SUKA SUKA !!!

          • Roberto R.

            Con tutta franchezza credo poco all’artigiano, il commerciante, libero professionista o imprenditore che si trastulla sui social ….

          • Ciao Roberto.
            Chi fa imprenditoria sana non fa i suoi discorsi. Le tasse sono troppo alte… questo è vero… ma non significa che si debba ragionare come taluni dementi. 😉

          • Roberto R.

            Questo è il classico esempio della finta imprenditoria. Fortuna che qualche vero imprenditore esiste ancora, ma purtroppo, gli “itagliani” non possono sopportarli e fanno di tutto per estinguerne la categoria. Li vogliono o in ginocchio agli ordini del potere oppure fuori dall’Italia.

          • maboba

            Dato che uno stato moderno riesce a drenare risorse da chi fa impresa in quantità notevole e nel caso italiano eccessiva, un’imposizione del genere che a prima vista sembra dettata da giusti principi in realtà rientra nell’ottica di un’intrusione sempre più massiccia nell’economia. Con quelle risorse che drena lo stato ha il dovere di assistere le persone svantaggiate nei modi che verranno ritenuti più opportuni dalla comunità, invece che sprecare quelle risorse nel mantenimento di sprechi, privilegi e stipendi assurdi. Senza ulteriori imposizioni a chi già ne ha troppe. La produzione di ricchezza è l’unica garanzia per queste persone e l’articolo in fondo lo spiega bene.

          • AnonimoSchedato

            Sulle risorse drenate siamo pienamente d’accordo.
            Il 70% di imposizione fiscale (che non è solo sugli imprenditori, ma è anche sui dipendenti più giovani, se contiamo i contributi INPS come fondo perduto e sommiamo tutte le IVA, accise, tasse e balzelli ovunque nascosti) è insostenibile ed è maggiore di quanto solo pochi decenni fa sarebbe stato considerato schiavitù (nella Roma repubblicana mi pare di aver letto che ai cittadini non poteva essere chiesto più del 10% totale, gli schiavi potevano essere tassati del doppio, fino al 20%, bella differenza con oggi, eh?).
            Ma l’assistenza è diversa dalla dignità. Dare un lavoro significa dare una dignità anche a queste persone, dargli semplicemente dei soldi no.

          • Roberto R.

            Eppure dicono che il lavoro nobilita l’uomo https://pbs.twimg.com/media/DQwDzSgUIAI6pz_.jpg

          • maboba

            Intendevo dire che deve essere lo stato a farsi carico non solo dell’assistenza, ma anche del loro lavoro visto che la platea del pubblico è assai vasta e variegata. Ci sono impieghi pubblici che possono essere tranquillamente svolti dalla maggioranza di queste persone. Gli imprenditori devono essere lasciati liberi di assumerli o meno in base alle esigenze reali. Ripeto, la produzione di ricchezza è troppo importante anche per loro perché venga ulteriormente coartata. Finora mi è parso che i “portatori di handicap” o persone con vario grado di invalidità avessero comunque una sorta di prelazione in diverse situazioni. Basta e avanza.

          • AnonimoSchedato

            Lo stato deve dimagrire, non crescere !
            Poi che in situazioni difficili, con milioni di disoccupati non disabili, i disabili debbano avere una priorità è altrettanto discutibile, non lo nego. Ma il pubblico mi pare abbia già le sue quote (non so se altrettanto pesanti, ho detto che per me dovrebbero essere paritetiche, salvo il maggior favore per le piccole realtà, e l’effetto zavorra per le più grandi di maggior successo).

          • Massimo Decio Meridio

            No no io la ratio dell imprenditore l ho ben compresa …e che a te sfugge la ratio di tutto il resto società compresa…

  • Mauro Rossini

    Scusate mi spiegate una cosa.
    Se io ho già 15+ dipendenti ma nessun disabile, devo licenziare qualcuno ed assumere un disabile? E se uno dei 15 va in pensione o si dimette, devo a questo punto accettare solo candidature di disabili? E se che so mi serve un mulettista piuttosto che un muratore?

    • PdL

      E lo chiedi a me ?
      Chiedilo a quegli idioti dei nostri legislatori cattocomunisti di [email protected]@@a; in solido potresti anche sentire il parere di @massimodeciomeridio:disqus

      • Massimo Decio Meridio

        CVD …dare a me del cattocomunista – che peraltro non sono assolutamente – significa appunto non avere capito un cazzo di cio che intedevo affermare …ma d altronde uno che pensa che essere imprenditore significa essere dio e non dover rendere conto nessuno non mi aspettavo certo nulla di più eh …

        • PdL

          Anche io non posso certo aspettarmi altro da un idiota cattocomunista (perdonami la ridondanza).
          PS: non sono imprenditore, ma docente scuola superiore; ma non per questo cattocomunista o anti libertario.

          • Massimo Decio Meridio

            La ridondanza è superflua ma se tu sei convinto che io sia un idiota cattocomunista per carità… contento tu, contenti tutti ..
            Mi sorprende che un docente di scuola superiore sia affetto dalla “sindrome dell imprenditore onnipotente”..il mio pensiero va ai tuoi poveri studenti…non oso immaginare se tra questi c’è qualche disabile …

          • PdL

            Parafrasando l’ottimo Groucho Marx, se tu sembri un cattocomunista e parli come un cattocomunista, non mi lascio certo ingannare, sei un cattocomunista!!!
            Nella versione originale al posto della parola ‘cattocomunista’, c’era l’aggettivo ‘deficiente’, che nel tuo caso mi sembra completamente intercambiabile.

          • Massimo Decio Meridio

            Ricambio gli affettuosi insulti, ma non oso insediare il tuo incontrastato livello. Di sicuro della relativa categoria dei “deficienti” alla quale mi assegni, non posso che essere un mero discepolo e tu, of course, il sommo maestro … sei certamente un “number one”, si comprende benissimo da quel che scrivi…
            Oltre il mio pensiero, ai tuoi studenti va anche la mia profonda compassione …

          • PdL

            In una gustosissima scenetta, l’ottimo Marx (il sottoscritto mentre ti stavo spiegando il concetto di libertà di impresa) cercava, inutilmente, di spiegare un banalissimo concetto ad una persona (@massimodeciomeridio:disqus ); alla fine spazientito sbotta: “Ma è un concetto semplicissimo, lo comprenderebbe anche bambino”, poi rivolgendosi a suo fratello dice: “Chico, chiamami un bambino”.
            Per il resto credo sia inutile continuare a discutere con un cialtrone cattocomunista come te, che tra l’altro non ha nemmeno l’onestà intellettuale di ammettere di esserlo.
            PLONK
            PS:
            Fortunatamente posso affermare che i miei allievi siano decisamente più ricettivi di te, essendo dotati di un QI nella media

    • Roberto R.

      Probabilmente tu con 15+1 ti obbligano, le grandi aziende vanno avanti come hanno sempre fatto…

  • Ale C.

    vogliamo scommettere che le coop saranno esentate da tale obbligo?

  • Flambeau

    Il discorso non fa una grinza, ma dov’è la novità?

    Le famigerate “assunzioni obbligatorie” esistono già dal 1992

    http://www.dirittierisposte.it/Schede/Persone/Salute/categorie_protette_e_assunzioni_obbligatorie_id1129808_art.aspx

    • giuseppe

      …da prima…

    • Roberto R.

      Vero, probabilmente però era solo teorico ( magari lo sarà anche adesso).

      • Flambeau

        Nono è pratico. Ogni 15 dipendenti circa uno deve appartenere ad una categoria protetta. Gli italiani dunque per sopravvivere cosa fanno? Cacciano più gente possibile nelle categorie protette in modo da avere ciascuno il proprio “handicappato ma non troppo”.

        Un’altra forma di tutela consiste nella “caccia all’handicappato inconsapevole”: si fa una ricerca tra i propri dipendenti di qualcuno che possa rientrare in una categoria protetta e lo si riassume.

        Ho visto gente andare dal proprietario dell’azienda chiedendo l’aumento perchè potevano, facendone richiesta, farsi classificare in “categoria protetta” ed evitare un’assunzione obbligatoria all’azienda.

        Il tutto italianamente prende anche forme grottesche tipo l’impegato che zoppica e che si fa qualificare come operaio per poi richiedere l’invalidità (se sei impiegato è meno probabile che te la diano) e poi farsi riassumere come impiegato (tanto una volta che sei dentro sei dentro).

        ecc. ecc. ecc.

        • Roberto R.

          Condivido in toto. Per questo nel commento precedente ho affermato che se gli invalidi fossero tutti veri il parametro 1 15 sarebbe più che sopravvalutato.

  • gianluca pointo

    ovviamente. andasero affanculo….

  • Uto Uto

    La sistemazione di invalidi in aziende private e pubbliche è doverosa, previo sgravio contributivo per i privati. Renderlo un obbligo per le piccole aziende è un ribaltare gli oneri dallo stato al privato.

  • Roberto R.

    Giustissimo che i disabili vengano introdotti o mantenuti nelle funzioni lavorative ma i disabili devono veramente essere tali. Con un controllo serio penso che sia più che sufficiente un invalido su 50 dipendenti.
    In secondo luogo va valutata la serietà del governo; le tanto “sventolate” pensioni a 41 anni di contributi per gli invalidi sono una grande bufala perché tutt’ora sono al vaglio dell’INPS. Era poco, ma anche quel poco è diventato niente.

  • Sergio Andreani

    Ancora un poco è imporranno l’handicappato “migrante”.

    Ve lo meritate italiani piddioti, ve lo meritate…

    • Scrillo

      bè, arrivi un po’ tardi… già varato l’anno scorso un bel po’ di decontribuzione per le cooperative che assumessero rifugiati.

      • Sergio Andreani

        MIgranti sì, ma non disabili…

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