PAESE CHE VAI… POLITICI CIALTRONI CHE TROVI

Di Leonardo , il - Replica

di MATTEO CORSINI

Mentre in Italia ci si preparava al voto per le elezioni regionali in Sicilia, ovviamente con un occhio avanti di sei mesi alle politiche del 2018, io trascorrevo a Kathmandu i miei ultimi due giorni in attesa del rientro in Italia. Anche in Nepal si stanno preparando al voto, quindi sui giornali locali si confrontano le proposte politiche delle parti in competizione. Dal 2008 il Nepal è una repubblica federale, sin qui sempre governata da uno o più partiti sostanzialmente comunisti, il principale dei quali si definisce esplicitamente maoista.

Il programma di questa coalizione sembra un copia e incolla dei proclami del partito comunista cinese, anche se in Nepal il dirigismo non ha ancora preso piede come nel confinante gigante cinese. Nonostante governino da ormai una decina d’anni, questi signori si presentano come se finora il potere fosse stato detenuto da altri. Con promesse da fare impallidire i campioni italiani in materia, sia quelli di attempata matrice brianzola, sia quelli di provenienza fiorentina.

La cosa che ho trovato più eclatante è la promessa di portare il reddito pro capite annuo a 5mila dollari in 5 anni. Si dirà che è una cifra modesta, ma oggi in Nepal il reddito pro capite è pari a poco oltre 800 dollari, che diventano circa 2800 se corretti con in deflatori utilizzati per calcolare le parità di potere d’acquisto. Anche in questo secondo caso, servirebbe una crescita composta annua del 12 per cento, pari a oltre il doppio di quella dell’ultimo decennio. Mentre leggevo l’articolo non riuscivo a fare a meno di pensare alle più volte sbandierate riduzioni del debito pubblico in rapporto al Pil in Italia tramite un aumento del denominatore, mai realmente concretizzatesi.

Pensavo anche allo stato pietoso di gran parte delle strade nepalesi, e alle dieci ora impiegate solo un paio di giorni prima per percorrere in fuoristrada 150 chilometri. Indubbiamente nelle zone di montagna le frane sono ricorrenti durante il periodo monsonico, ma lo stato di quelle strade la dice lunga sulla realizzabilità delle promesse comuniste. O i colonizzatori cinesi si occuperanno della realizzazione delle promesse dei comunisti domestici, oppure quelle promesse resteranno tali. A giudicare dalle opinioni di alcuni elettori intervistati, la seconda iposesi pare essere quella ritenuta più credibile dai nepalesi.

Tutto quanto è condito, come in Cina, da contraddizioni: si promette maggiore apertura al mercato, ma al tempo stesso ai commercianti è già da tempo vietato avere margini superiori al 20 per cento. Misura (fortunatamente) in gran parte inapplicata per via della inefficienza dell’apparato statale nepalese. Eppure il caso delle strade a me è parso emblematico di come il mercato potrebbe effettivamente aiutare, almeno per quelle maggiormente trafficate. Se fossero a gestione privata potrebbero essere migliorate e il pagamento di un pedaggio, anche solo a carico di chi trasporta merci o turisti, consentirebbe di essere ammortizzato dai minori tempi di percorrenza (quindi maggiori flussi di trasporto) oltre che dal forte risparmio in manutenzione straordinaria dei mezzi. Oggi macchine con 20-30mila chilometri sembrano dei rottami.

Comunque non resta che attendere: vedremo se nel 2023 il reddito pro capite nepalese avrà raggiunto i 5mila dollari. Se le cose andranno come negli ultimi anni, dubito. Paese che vai, politici cialtroni che trovi.

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