Perifrasi della costituzione italiana: acrobazie 25 e 26

Di JLS , il - 6 commenti

Non sono un esperto di diritto, ma non ho perso buon senso e spirito critico per scrivere dell’unico contratto che sottomette decine di milioni di italiani me compreso, senza averlo mai firmato. Al “clero” e ai “religiosi” del diritto, che gelosamente attribuiscono alla materia un’aurea mistica e soprannaturale e si adirano quando a parlarne sono “gli atei”, faccio sapere che, non sono e non intendo diventare fedele della loro religione. Non ne ho bisogno.

ART. 25.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Non è chiaro cosa significa “distolto”. Forse “sottratto”? oppure “allontanato”? E cosa significa “naturale” riferito a un giudice? Che è persino precostituito per legge!! Mi chiedo che cosa potevamo aspettarci da enunciazioni così vuote e al tempo stesso ammantate di soprannaturalità.

Il secondo capoverso (nessuno può essere punito…) sarebbe un’ovvietà se non fosse che l’ininterrotta attività legislativa dei circa 65 governi, su ogni ambito della vita sociale, familiare, individuale e le continue modifiche alla normativa esistente, espongono chiunque a risultare inadempiente e quindi punibile.

Il terzo capoverso (nessuno può essere sottoposto a misure…) è ancora un’ovvietà ma giusto precisata dai padrini costituenti perché subordinate ai soliti imprecisati casi previsti dalle leggi (che verranno !!)

ART. 26.

L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. 2

(La nota 2 con una legge del 1967 ha poi escluso dai reati politici, i delitti di genocidio)

L’estradizione corrisponde al potere di un’autorità costituita, di trattenere o rilasciare chiunque all’autorità di un altro paese che ne fa richiesta. Già è una contraddizione implicita e un sopruso inaudito che un’autorità sia esercitata senza l’adesione volontaria e libera di chiunque. Ancora più inaudito e paradossale il fatto che una persona possa essere oggetto della disputa tra autorità di paesi diversi. I motivi politici, evocati anche all’art.22 sono una illusoria copertura del vero crimine che è invece l’estradizione, l’autorità cioè di uno stato di trattenere o rilasciare chiunque in base al principio del territorio e dell’autorità ivi costituita, e non già della colpa e della punibilità e sopratutto della volontà dei danneggiati.

L’estradizione è spacciata come giusto risultato di accordi internazionali tra autorità appunto, cui è tutta da dimostrare l’adesione volontaria e libera degli individui ad esse sottomessi.

Ad esempio se Caio ha aderito liberamente e volontariamente all’autorità costituita nel territorio A, e per qualsiasi motivo si trova nel territorio B, a quale principio si potrà appellare l’autorità del territorio B per trattenere Caio contro la sua volontà? A qual altro principio potrà appellarsi l’autorità del territorio B per costringere Caio a rientrare nel territorio A, se questi non vuole e non ha aderito all’autorità ivi stabilita?

E cosa sono i motivi politici validi nel territorio B per essere evocati nel decidere della sorte di Caio indipendentemente che lui abbia aderito o meno all’autorità del territorio A?

Le convenzioni internazionali citate nell’art.26 avrebbero legittimità e quindi valore condiviso se fossero stabilite tra autorità legittimamente costituite perché liberamente accettate dagli individui loro sottomessi. Allo stato dei fatti si tratta invece di patti e accordi, a ben guardare, tra vere e proprie organizzazioni criminali, spesso rivali tra loro, che si suddividono e si  contendono territori e ricchezze di miliardi di persone.

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