Quod Erat Demonstrandum, sull’articolo 18 la montagna ha partorito il topolino. Mentre sulle pensioni il topolino ha partorito la montagna degli “esodati”

Di Johnny88 , il - 6 commenti

Quod Erat Demonstrandum

Elsa “lacrime di coccodrillo” Fornero sulla contro-riforma del lavoro ha partorito il topolino. D’altronde era facile immaginare che l’atteggiamento da Thatcher del 2012 inizialmente tenuto dalla banchiera torinese fosse tutta scena. Sarà anche gossip, come dice l’imperatrice, ma vedere la virago della CGIL ridere della grossa insieme all’androide surgelato AKA Mario Monti qualcosa lasciava presagire. Ora il modello “Rupe Tarpea”, caro alla Marcegaglia e ai libertari austriacanti all’amatriciana, non è esattamente il mio preferito ma è una grande verità politicamente scorretta il fatto che l’articolo 18 sia da sempre uno scudo per fancazzisti. Il nodo gordiano dell’articolo 18 è però un altro. Ricordate il recente caso di Melfi e dei tre operai della FIAT licenziati e poi reintegrati dal giudice?

I tre operai in questione secondo la FIAT (1) impedirono ai non scioperanti di lavorare tramite i tipici metodi di quella simpatica specie di vetero-marxisti parasovietici che sono i sindacati italici. Ovviamente la nostra solerte magistratura ha provveduto immediatamente a reintegrare i poveri sindacalisti gentili ed indifesi. Ecco, casi come quello della FIAT in cui la nostra solerte magistratura, sempre prona all’ideologia vetero-marxista dell’imprenditore cattivo che sfrutta il salariato indifeso, obbliga al reintegro personaggi inqualificabili sono tantissimi. Dato che nel caso in questione si parlava di FIAT la cosa è finita in prima pagina sui giornali, ma casi del genere sono molti. Una riforma vera avrebbe dovuto quantomeno togliere questo potere ai giudici e invece lascia invariata la cosa.

Il giudice può reintegrare per licenziamenti economici qualora siano di “carattere discriminatorio”. Sul fatto del “carattere discriminatorio” penso tutti sappiamo quale ampia interpretazione abbia della faccenda la nostra solerte magistratura. Le solite “minoranze protette” (donne, stranieri, minoranze religiose” avranno sempre il fondoschiena protetto (2), per non parlare dei lavoratori sindacalizzati che si sa, posson pure contare sugli avvocati della Trimurti. Inoltre rimane la questione dell’indennizzo, un indennizzo che per imprese medie e piccole è eccessivamente oneroso e insostenibile. Mettiamo, ipotesi di scuola, che io ho un’azienda di 35 dipendenti. Son pieno di crediti che la PA non mi paga, nel frattempo i vampiri di Iniquitalia sono arrivati a succhiarmi quel poco di sangue che mi rimane (3) e la banca tiene i rubinetti del credito ben chiusi.

Ergo per sopravvivere devo, con la morte nel cuore, sfoltire l’organico. Facciamo che riduco il personale di dieci unità ora, secondo voi riesco a sopravvivere lo stesso per due anni dovendo pagare agli stessi 24 mensilità se sono in una situazione di emergenza? Insomma,  i pon-pon agitati e il coro delle Cheerleader liberali “Datemi una E, datemi una L, datemi una S datemi una A, FORZA ELSA” si scontrano con la dura realtà di un provvedimento che, come nella miglior tradizione gattopardesca, cambia tutto per non cambiare nulla. 

Capitolo pensioni. Ora, non si vuol difendere l’indifendibile, ovvero il sistema pensionistico precedente l’intervento Fornero, ma non si può neppure sbattere in strada 300mila persone dall’oggi al domani. I cosiddetti esodati, persone andate in pensione prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero e che ora si ritrovano con la prospettiva di passare 5-6 anni senza stipendio e pure senza pensione, sono il prodotto del pastrocchio della larmante madonna dell’esecutivo. Sarà anche gossip come dice l’imperatrice ma ho il lievissimo sentore che il caos “esodati” nasca dal fatto, da me sottolineato nel mio “stream of consciousness”, che la professoressa Fornero sia una teorica. La dottoressa Fornero probabilmente conosce molto bene la teoria, ma nella pratica è assai carente e i risultati si vedono

Infine una piccola stilettata all’amica GPG. Al netto del fatto che dopo tre anni che ci conosciamo non riconoscere la mia mail personale è cosa piuttosto grave, ma soprassediamo, la nostra imperatrice, la quale è sempre favolosa nei suoi post e spesso illuminante, mi rimprovera di concentrarmi troppo sul “gossip” riguardo la persona della Fornero. Io però non ritengo le frequentazioni politiche e i ruoli lavorativi della dottoressa Fornero “gossip”. Io li ritengo invece fatti molto utili a capire come ragiona la nostra coccodrilla. Come dice il vecchio adagio, “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” e il fatto che la dottoressa sia parente (acquisita) di un attivista di estrema sinistra, che abbia subito preso a cuore le battaglie vetero-femministe della sinistra da salotto (quote rosa, farfalline di soubrette etc.), che abbia lavorato per Intesa-San Paolo e Banca Mondiale e che da sempre sia occupata in ruoli “da poltrona” in banca vuoi all’università mi fanno intuire quale possa essere l’approccio della dottoressa ai delicati dossier e che piombano sul suo tavolo. Ovvero l’approccio della sinistra blairiana (4), della sinistra “da salotto” una sinistra nient’affatto comunista e che anzi prova un malcelato disprezzo per la sinistra piazzaiola “à la Camusso”, una sinistra che ha da tempo abbandonato la “classe operaia” per la “classe bancaria” e che ha sempre un occhio di riguardo per il “big business” ma che comunque nutre ancora un disprezzo per i “padroni” medio-piccoli a cui tenta in ogni modo di mettere i bastoni tra le ruote, una sinistra che l’unica cosa di sinistra che sa proporre sono le battaglie su temi come: diritti LGBT, eutanasia, biotestamento, quote rosa, voto agli immigrati e puttanate varie che non interessano al 95% della popolazione. Insomma, sarà pure gossip dire che la Fornero è una “Limousine Liberal” e puntualizzare che la stessa è una collezionista di poltrone, ma il guardare con attenzione questi dettagli, per alcuni non rilevanti, forse avrebbe aiutato a capire come sarebbe andata a finire coi dossier “articolo 18” e “pensioni”. Insomma cara imperatrice, per stavolta, in stima e simpatia, concedimi di dire che “te l’avevo detto” 😉 🙂

(1) Sì, Ok, la FIAT è un’idrovora di denaro pubblico dalla notte dei tempi e in qualunque altro paese avrebbe portato i libri contabili in tribunale da decenni e Marchionne è solo uno sbruffone come Giuanin Lamiera e Monteprezzemolo

(2) Già mi vedo la scena “Non mi ha licenziato perché non facevo nulla, ma mi ha licenziato perché sono donna/straniero/musulmano/comunista etc. etc.” e conoscendo la magistratura italiota già mi figuro l’esito

(3) E grazie al genio dei nostri legislatori i pagamenti della PA alle imprese quando queste sono in contenzioso coi vampiri di Befera vengono bloccati

(4) Tony Blair, uno che in patria è un appestato i cui concittadini non rieleggerebbero manco come amministratore di condominio

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