RILEGGERE ONETO: PREFETTI INTOCCABILI, CON STIPENDIO BASE DI 94.500 EURO

Di Leonardo , il - 4 commenti

prefetti-ital-1di GILBERTO ONETO

Si fa un gran parlare di prefetti in margine ai problemi dell’invasione e della “ospitalità” dei cosiddetti “rifugiati”. Ma non dovevano essere spariti i prefetti? Da decenni (e da ben prima, se si ricorda Einaudi) avrebbero dovuto essere aboliti. La Lega ne aveva fatto una battaglia primaria: ha avuto per molti anni il ministro degli interni ma le Eccellenze sono ancora tutte lì, belle paciarotte al loro posto.  In verità, neppure Einaudi aveva fatto di meglio: sette anni di presidenza ma nulla era cambiato. Dicono di avere abolito le Provincie ma le Prefetture sono ancora lì: come avere dei presidi senza scuole, dei re senza regni…

I prefetti li aveva inventati Napoleone quando ogni antica autonomia locale era stata abolita e lo Stato centrale aveva bisogno di fedeli ed “energici” organi periferici di controllo e oppressione. In Italia erano stati imposti nelle regioni che facevano parte dell’Impero francese (Piemonte, Liguria e Toscana) e in quelle del Regno d’Italia (il  resto della Padania): al Congresso di Vienna sono stati gioiosamente liquidati ovunque tranne che nel regno dei Savoia, che avevano trovato comodo disporre di un efficiente  strumento di controllo: così sono rimasti in Padania Occidentale e imposti anche alla Sardegna. Con la progressiva occupazione della penisola, i prefetti sono diventati (assieme alle tasse, ai soldati in strada e agli stati d’assedio) uno dei principali strumenti di italianità. E tali sono rimasti.

prefetti-ital-2Oggi ce ne sono 103 “in sede” (che hanno cioè una prefettura) più un certo numero sparsi fra ministeri e incarichi vari (sembra circa 200). Un’occhiata alla statistica chiarisce molte cose. Dei 103 solo 6 sono nati in Padania (e uno è molto chiaramente un “oriundo”), gli altri 97 sono italiani veraci, con forte preponderanza di meridionali estremi: 29 sono campani, 19 siciliani, 17 laziali, 12 pugliesi, 8 calabresi e via pelasgicando. Campania e Sicilia fanno da sole la metà, con il Lazio due terzi, con la Puglia cinque sesti del totale. Gli altri evidentemente non sono degni o capaci. La Padania ha il 45% della popolazione, produce il 70% del Pil ma può solo produrre cinque Eccellenze, quasi un 5% striminzito. E le cose tendono a peggiorare perché nel 1996 i padani erano “ben” l’8%.

I padani “esercitano” tutti in Padania, sia perché c’è una antica tradizione che impedisce di mandare “italiani troppo italiani” a Trento e a Bolzano e nei margini più autonomisti, sia perché si cerca si salvare le apparenze: Quisling non è vissuto invano.

Le Eccellenze hanno dei portavoce e addirittura un sindacato:  quando Maroni aveva minacciato anni fa di tagliare un po’ gli stipendi degli intoccabili, più di 100 di loro si sono precipitati a Roma  a una assemblea al Teatro Capranica generando un terribile ingorgo di auto blu. prefetti-ital-3Naturalmente se ne è fatto nulla e ancora oggi un prefetto ha uno stipendio base di 94.500 Euro, una “Retribuzione di posizione” (fra 40 e 55mila Euro) e una “Retribuzione di risultato” (sic!) da 4 a 11mila Euro. Il patriottico ambaradan è costato a Pantalone nel 2012 750 milioni di Euro.

Tutti hanno un perfetto physique du rôle, comprese le signore Eccellenze che sono una bella fetta del totale. Tutti hanno insomma la faccia da prefetto, tutti sono vestiti da prefetto e si comportano da prefetto, parlano da prefetto e si fanno fotografare in pose da prefetto. C’è un sito (www.prefettura.it) dove sono dettagliatamente raccontate tutte le Eccellenze. Ci vuole un po’ di pazienza perché il funzionamento del sito è molto statale (o italiano, se preferite), a capocchia insomma: si blocca in continuazione e roba del genere, comunque pagata da noi. Con grande perseveranza si riesce a “navigare” in palazzi eleganti e sobri arredamenti. Le Eccellenze sono di solito fotografate alla loro ordinatissima scrivania mentre firmano qualche importante documento; dietro c’è la foto del supremo Capufficio e spessissimo – tutto attorno – collezioni di scudi di corpi e scuole di polizia, reggimenti e reparti con cui lo Ssc-tato garantisce l’ordine. Sono collezioni di gadget (in gergo, si chiamano “crest araldici”)  che evidentemente le varie Eccellenze e le altre SS.AA (Superiori Autorità) si scambiano amabilmente fra di loro e che sono l’anima dell’arredamento istituzionale. Sono il segno del potere. L’esatto contrario del segno di sottomissione rappresentato dai calendari delle varie italiche polizie che tanti furbini padani tengono appesi in ufficio in segno di ossequiosa captatio benevolentiae.

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