Il bimbo preferito dai giornalisti… e dagli alieni

Di Chris Barlati , il - 26 commenti

Avevate davvero creduto che la famosa foto del bambino morto, trasportato miserevolmente dalla marea sulle spiagge turche, non avrebbe attivato i soliti ‘’indignati’’ del web? Non ci credo. Oramai tutti sappiamo come funziona il magico meccanismo dell’informazione. Esporre, per puro ragionamento, una piccola e distaccata analisi, contraria alla versione ufficiale, comporta l’immediata l’accusa di ‘’razzismo’’. Ma qual è la novità.
Eppure la morte di un bambino siriano dovrebbe essere uguale a quella di un bambino yemenita, turco, jugoslavo, iracheno…o italiano. La morte non ha mai rifutato nessuno.
Quotidiani di regime, indiscutibilmente filo atlantici, come ‘’il Messaggero’’ o ‘’Repubblica’’, fanno a gara a chi spara, sulle prime pagine, il titolo più commovente o il gioco di parole piu’ raffinato. Notizie-spettacolo come quella del bimbo annegato, quando vengono gonfiate oltre ogni esasperazione, costituiscono occasioni d’oro per ‘’big’’della politica, i quali possono sfruttare tali circostanza per analizzare le reazioni emotive delle masse.
Poco importa se un gesuita, Padre José Gabriel Funes, capo degli astronomi del Vaticano, abbia affermato, proprio ieri, che in caso di scoperta di vita aliena ‘’ Dio si potrebbe unire a tanti esseri intelligenti e spirituali che non conosciamo’’.
Tutti i giorni muoiono dei bambini, ma non tutti hanno la ‘’fortuna’’ di annegare e di essere ripresi in HD. A Gaza, nel dicembre 2008, a seguito dell’operazione ‘’piombo fuso’’, molti bambini persero la vita.
A differenza del bimbo annegato, i bambini palestinesi hanno dovuto patire qualcosina in più, poiché l’esposizione al fosforo bianco, usato all’occorrenza dalle truppe israeliane, ha fatto si’ che le piccole membra dei corpicini si sciogliessero in una mistura di liquidi e fumi corporei, lasciando, in tal modo, lentamente e dolorosamente, il posto alle scarne ossa colorate(effetto del fosforo). La morte, in questi casi, sopraggiunge quando di ‘’umano’’ e’ rimasto ben poco(parlando in termini medici, si intende). Un corpo privo di pelle e con organi interni perforati conserva ben poco di ‘’umano’’.
Ma la differenza che intercorre tra un bambino palestinese, un gesuita astronomo e un giornalista italiano di regime, per caso, la conoscete? No? Ve la dico io.
Il bambino palestinese non ha mai vissuto da ‘’essere umano’’, poiché non ha conosciuto altro che le catene e la ghettizzazione dei suoi oppressori. Tuttavia, grazie alla sua indiscutibile innocenza, ha potuto conservare, seppur per i pochi anni della sua vita, un qualcosa di profondamento umano.
Il gesuita astronomo, che studia col suo team di preti-scienziati lo spazio interminabile, è mosso, forse, nelle sue ricerche, da un sentimento umano.
Il giornalista di regime, invece, nell’immortalare l’innocenza trapassata di un bambino, nel violare l’intimità e il ricordo di quel corpicino, ha svenduto, per un misero stipendio, tutto ciò che, attraverso le più comuni definizioni, potremmo definire ‘’umano’’.
Precisazione personale: un ‘’giornalista’’ che
1) non ha il coraggio di mettere in risalto le contraddizioni presenti nelle affermazioni di un uomo di chiesa,
2) che ha paura di scrivere in sequenza le seguenti parole :’’Andreotti, Brigate Rosse, Nato e Aldo Moro’’,
3) che professa il credo ipocrita del sinistrismo filo atlantico,
ha davvero poco di umano e non è diverso da quei terribili affaristi traghettatori che commerciano in vite umane, e che trasportano civili da una costa all’altra. La sola differenza e’ che questi trafficanti commerciano in vite. I nostri giornalisti, invece, commerciano con la morte dei bambini trasportati dalla la corrente.

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