SI SCRIVE “EQUO COMPENSO”, MA SI LEGGE “PROTEZIONISMO”!

Di Leonardo , il - 12 commenti

di MATTEO CORSINI

Mentre l’attenzione dei mezzi di informazione è per lo più concentrata su immigrazione e salvataggi bancari a spese dei pagatori di tasse, sta per essere (re)introdotto (non senza ampio esercizio di lobbismo da parte dei beneficiari) l’equo compenso per i professionisti iscritti agli Albi.

Marina Calderone, presidente del Comitato unico delle professioni (Cup) si dimostra entusiasta: “Accogliamo con favore questo Ddl perché darà maggiori certezze non solo agli iscritti agli Albi ma anche ai cittadini”. Probabilmente darà certezze agli iscritti agli Albi, quanto ai cittadini qualche dubbio l’avrei.

Il compenso è considerato “equo” se è “proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale”. In pratica è reintrodotta una tariffa minima per legge, in base a parametri che limitano almeno in parte le libertà contrattuale.

Secondo Calderonesarà possibile confinare le pratiche piratesche, fondate esclusivamente sull’accaparramento della clientela in base a una offerta della prestazione con compensi irrisori, al di fuori delle dinamiche legittime del mercato del lavoro professionale.”

In sostanza, una forma di protezionismo, come sempre mascherata (maldestramente, a mio parere) tirando in ballo il bene dei clienti.

Ora, in un mercato è illegittimo aggredire la proprietà altrui, ma nel praticare un prezzo di offerta inferiore a quello dei concorrenti non vedo cosa ci sia di illegittimo.

Si eviti almeno l’ipocrisia di dire che queste barriere al ribasso sono a tutela dei cittadini.

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  • AnonimoSchedato

    Anche se nella sostanza sono d’accordo, vorrei far notare come ci siano organizzazioni a delinquere che distribuiscono carta straccia a basso prezzo in sostituzione dei documenti richiesti dalla legge. Questo è illeggittimo.
    Poi potremmo discutere se la legge ha diritto di obbligare a certe certificazioni (e io credo di no nella maggioranza dei casi, sicurezza di terzi a parte).

    Un esempio per capirci: certificazione impianto elettrico per 29,90 euro. E’ chiaro che non si paga neppure il sopralluogo (che “probabilmente” non viene neppure fatto), figuriamoci la (minimo) mezza giornata di lavoro per fare i test e gli schemi, più il tempo delle code per il deposito. E il punto è che a morire folgorati per l’impianto mal fatto può essere non il suo proprietario, ma il vicino incolpevole (pochi lo sanno, ma è così, una dispersione nell’impianto del vicino può uccidere nell’appartamento accanto se l’impianto è fatto male).
    In questo caso, anche se la tariffa non è la soluzione, è certo un vincolo in più in un contesto normativo votato allo statalismo e una mentalità che vede certi obblighi come pura burocrazia inutile (come quasi sempre è) senza saper distinguere per ignoranza (e non è solo analfabetismo funzionale).

    Resta inteso che anche secondo me ci sono soluzioni migliori, libertarie, ma in questo contesto viviamo.

    • milano1954

      soluzioni alternative realisticamente praticabili io francamente non ne vedo. e il liberismo non deve trasformarsi in un idolo a priori, pena il totalitarismo.
      comunque complimenti per il bell’esempio di esternalità, veramente molto chiaro. Un esempio forse più eclatante è quello della cerificazione periodica degli impianti a gas,le cosiddette caldaiette ( ancora più “terrificanti”, le cosiddette trasformazioni delle auto a gpl)

      • AnonimoSchedato

        Grazie, il concetto di esternalità credo che sia fondamentale in ogni discussione politica ed economica, e spesso, specie le esternalità negative, si tende a metterlo in secondo piano (almeno a mio parere). Delle esternalità positive si parla molto di più, chissà perchè 🙂
        Concordo, ci sono molti altri esempi, ma tendo a preferire quelli in cui il costo dell’evitare l’esternalità negativa è minore, per ovvie ragioni. Oltre certi limiti si può obiettare su chi deve sostenerlo.

  • Vincenzo Laino’

    Cito ad esempio le tariffe degli avvocati.Dopo la riforma,che ha di fatto calmierato i prezzi,ci si trova di fronte ad un dilemma: abolire del tutto l’equo compenso o tenere in piedi un minimo di tariffa che tuteli sia il professionista sia il cliente.In sintesi: vi puo’ essere anche un legale che si ” accontenta” di 100 euro per depositare un ricorso;se poi questo ricorso lo ha fatto scrivere dal praticante a chi rimangono i guai ?

    • Ronf Ronf

      Dovrebbe essere responsabilità dell’avvocato, ma questa incertezza è grave…

      • Vincenzo Laino’

        Come lei certamente sa,in ogni lavoro,bene o servizio vale un principio di massima ” tanto mi dai tanto ti do”

        • milano1954

          non sempre è così, oggi Lei paga 200 euro l’ora un grande studio, e il ricorso lo scrive il junior (o spesso il praticante) pagati 3 o 5 euro l’ora da mezzanotte alle 4 delladomenica (non è una battuta,,,). Il socio da 1 mne di euro all’anno al massimo “ci dà una letta”, e poi l’assicurazione dello studio copre. Sulla responsabilità il praticante non risponde (salvo che non sia “abilitato” e per pratiche di piccolo importo, il junior ovvviamente sì.
          Il ddl vuole proprio evitare questi scandali imponendo un compenso MINIMO per il collaboratore degli studi (si spera almeno dignitoso…).
          guardate che il uno grande studio legale il costo dei legali junion rappresenta l’1 o il 2 per cento del gatturato, e in una catena odontoiatrica forse meno del3 o 5%, in entrambi i casi costa di più il personale di assistenza o di segreteria del dentista (perché sono assunti come dipendenti , non sono a partita IVA…)

  • Filippo Candio

    mi pare che dai commenti ci si arzigoli sopra per diciamo “un piccolo conflitto di interessi”.Non lo si vuole dire ma sotto sotto ci stà il fatto che Io, cliente , non ho la facoltà di dedurre completamente dalle tasse il costo di quelle prestazioni. C’è poco da fare se non sei benestante vai da quello che fa meno e sinceramente nel caso dell’impianto elettrico ,se non ho i soldi per il certificato “serio” men che meno avrei quelli per mettere a norma l’impianto

    • AnonimoSchedato

      Per mettere un impianto in condizione di non ammazzare i vicini basta un interruttore differenziale (“salvavita”). Esagerando 100 euro montato (cineserie: 13 euro se si sa dove cercare e come collegare due fili, fatto salvo che è illegale farlo, visto che si deve proteggere anche gli installatori).
      Qiuanto al conflitto di interessi, pur potendo non pratico, ne prevedo di farlo in futuro, il mio odio per i burocrati è tale che preferisco non averci a che fare, ho scelto un altra carriera (meglio schiavo che collaborazionista).

      • milano1954

        ma è una barzelletta? e lo dico da ingegnere…l’impianto elettrico è proprio un esempio di regolamentazione “virtuosa”: poi le esternalità delle irresponsabilità del singolo chi le paga?

        • AnonimoSchedato

          Anch’io lo dico da ingegnere, sarebbe bene che si cominciasse a distinguere tra il Jumbo Jet e la bicicletta, non si può legiferare per loro lo stesso limite di velocità e lo stesso regime di controlli burocratici. Nel caso in specie, a mio parere, i vincoli imposti al residenziale privato sono eccessivi (in particolare l’obbligo degli elettricisti o impiantisti). Diverso è il caso del costruttore edile e delle attività commerciali o industriali, specie al loro crescere di dimensione. Biciclette e JumboJet, appunto.

  • milano1954

    farneticazioni che ripetono i mantra di questo totalitarismo globalista che vuole distruggere tutto ciò che è autonomo e indipendente. A proposito qui la Svizzera con il suo sfrenato protezionismo per professioni e mestieri non fa da riferimento?
    il libero mercato ci può essere quando c’è un corretto scambio di informazioni e quando il prodotto è veramente conosciuto dal cliente (il che NON accade MAI, per esempio nelle professioni sanitarie, ma neppure nel servizio di taxi: quando si prenota una vettura con Uber non si sa chi la guida e i suoi precedenti- in Australia due stupri la settimana scorsa…- e quali sono le condizioni del mezzo, ecc). Per questo si parla di servizi regolamentati: la mano pubblica è necessaria quando ci sono queste asimmetrie (sulle modalità è un altro di scorso).
    E comunque il ddl sull’equo compenso NPN RIGUARDA I SERVIZI VENDUTI AL CLIENTE bensì le collaborazioni professionali. E’ essenziale che nessun soggetto possa proporsi sul mercato a vendere i propri servizi “comprando” manodopera professionale a condizioni schiavili. Per esempio i centri odontoiatrici che pagano i dentisti che vi lavorono 10 euro lordi l’ora… o i grandi studio legali che pagano i junior lawyers 8che vuol dire 5-10 anni dopo la laurea) anche meno di 5 euro netti l’ora.
    tutto questo non ha nulla a che vedere con il libero mercato, ma solo con lo sfruttamento da parte di piccolioligopsoni di scandalose rendite di posizione di nuovo rese possibili da forti asimmetrie informative (oltre che spesso da complicità e favoritismi sfacciati del sistema politico)

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