TU COSA VOTI?

Di Leonardo , il - 2 commenti

di NOVELLO PAPAFAVA

Tu cosa voti? Chi mi chiede ciò dovrebbe leggere questo mio commento esaustivo e soporifero.

Partiamo dalla domanda: il potere di un governo democratico si fonda sul consenso o no? La risposta è “no” perché non si possono consegnare i propri diritti, né coi contratti né tantomeno coi voti. Ma se i diritti sono “tuoi”, non potrai farne quel che vuoi? Anche i libertari sembrano contraddirsi perché prima si lamentano del diffuso senso di legittimità che sorregge lo strapotere della politica, criticano la cosiddetta servitù volontaria e poi ambiscono a istituzioni volontarie basate sul consenso. Ma se ’sto consenso c’è, lo ammettono anche loro, perché si lagnano?
Perché se il signor A chiede al signor B “sparami per favore” e poi B spara, questo ha ugualmente assassinato A. E se A chiede “svaligiami la casa” o “schiavizzami” e B esegue, quest’ultimo resta comunque un assassino, schiavista o ladro anche se interpreta la volontà di A.

In un’ottica giusnaturalista la propria volontà o il diritto di proprietà non si possono alienare perché parte della propria natura. Sarebbe come credere di poter smettere di essere un uomo e trasformarsi in una bistecca (per lo stesso motivo neanche togliersi la vita è legittimo; uno può ovviamente farlo, ma compie un omicidio).
Il voto democratico non è diverso. Non è il mandato a un governo a fare quello che fa ai “suoi” cittadini, anche se questo fonda la sua legittimità su tale finzione.

Il governo non è legittimato a tassare e legiferare come gli pare perché ha ottenuto la maggioranza dei voti; poiché appunto gli elettori con una crocetta non hanno consegnato diritti inseparabili dalla loro natura. Il voto poi ha ancora meno senso degli strani accordi detti sopra perché col voto l’elettore consegnerebbe anche i diritti dei suoi vicini, non solo i suoi, cosa particolarmente assurda.

Questo significa, d’altro canto, che non c’è nessuna responsabilità giuridica dei crimini del proprio governo nei suoi elettori. I crimini ad esempio del governo di Maduro sono compiuti da chi materialmente li compie, non da chi lo ha votato; lo stesso vale per la cosiddetta “responsabilità” dei tedeschi del nazismo ecc. Se fossero giuridicamente responsabili gli elettori vorrebbe dire che il voto è davvero un mandato e che quindi quella che il governo esercita non è coercizione, ma un servizio richiesto (o coercizione solo nei confronti di chi non è andato a votare). Per i libertari infatti è tollerabile solo un servizio di difesa sottoscritto con un’agenzia (nel Far West c’era la Pinkerton, nel medioevo una varietà di aristocrazie).

Tuttavia va detto che, anche se è un rituale vuoto, votare non è un bel gesto. Esistono responsabilità morali più ampie, diverse da quelle giuridiche. E il voto manifesta le vili aspirazioni dell’elettore che chiuso in cabina vorrebbe fossero fatte a sé e ai suoi vicini (a cui magari sorride e dice buongiorno) cose che non ha il coraggio di fare in prima persona. E soprattutto votando si diffonde quella superstizione della legittimità di ogni azione dello Stato che ci porta più o meno velocemente verso il baratro.

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