VIVE LA FRANCE, FILLON E QUEI 900.000 EURO AI FIGLI E ALLA FAMIGLIA

Di Leonardo , il - 1 commento

di MATTEO CORSINI

“Mia moglie è stata una vera compagna di lavoro una collaboratrice preziosa. Lo stesso vale per i miei figli. Quello che abbiamo fatto insieme è dichiarato e legale. Mi rendo però conto che sul piano morale quello che una volta era normale ora non è più accettato dall’opinione pubblica. Ho commesso un errore e chiedo scusa ai francesi. Ci ho messo del tempo a capirlo ma resto un personaggio politico irreprensibile, come la giustizia lo accerterà, ne sono certo”. Non so se la vicenda che ha fatto crollare nei sondaggi François Fillon avrà ripercussioni giudiziarie. Lui sostiene che tutto fosse “legale”, e difficilmente ci si potrebbe aspettare un’affermazione diversa da quella. Sostiene anche che una volta ciò era considerato moralmente “normale”, oggi non più. A suo parere si tratta di un errore (quasi un peccato veniale, parrebbe di capire) che ha capito dopo del tempo, ma lui resta irreprensibile.

Ammesso anche che tutto fosse legale, ciò non renderebbe meno illegittimo quanto fatto da Fillon, a mio parere. Già i parlamentari sono consumatori di tasse; se poi fanno partecipare al banchetto anche i familiari con incarichi fittizi generosamente spesati dai pagatori di tasse, le cose diventano ancora meno digeribili. Fillon sostiene che la moglie è stata “una vera compagna di lavoro una collaboratrice preziosae lo stesso varrebbe per i figli. Sta di fatto che parrebbe che i familiari di Fillon non abbiano praticamente mai frequentato il luogo di lavoro del loro caro.

Forse hanno sviluppato una invidiabile capacità di lavorare da casa, nonostante all’epoca la tecnologia non aiutasse come oggi. Forse l’irreprensibile Fillon preferiva che non gravassero ulteriormente sulle tasche dei contribuenti e per questo li faceva lavorare da casa. O forse la famiglia Fillon ha semplicemente intascato quei soldi senza fare nulla, con buona pace dell’irreprensibilità. Ma è stato solo un errore… da 900mila euro.

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    Caro autore, in Francia (te lo dice un mezzo francese) SEMPRE c’è stato l’uso dei vari parenti come assistenti parlamentari perchè in Francia i politici (TUTTI di OGNI colore) hanno sempre pensato che è meglio avere collaboratori fedelissimi piuttosto che avere dei collaboratori che potrebbero pugnalarti alle spalle (e spesso la storia della politica e delle aziende in Francia lo ha dimostrato). Inoltre l’autore ha confuso le contestazioni a carico della moglie di Fillon per dei (presunti) lavori presso aziende private con l’attività come assistente-collaboratrice parlamentare: notare la differenza. Fare da assistente e collaboratrice parlamentare per il marito non è reato (altrimenti nessuno in Francia mai farebbe politica), la vera contestazione è quella sui presunti lavori privati senza che lei, secondo l’accusa, sia mai andata a lavorare presso quei datori di lavoro privati… io non so se Penelope è andata per davvero a lavorare presso i privati. Ovviamente tutti i vari mass media (pro-Macron) puntano sul fatto che lei era assistente-collaboratrice di suo marito a livello parlamentare: insomma, i mass media vogliono aizzare l’odio anti-casta e questo non vi ricorda qualcosa? Nel 2007 il Corriere iniziò la campagna anti-casta ad uno scopo preciso (distruggere sia Prodi che Berlusconi per “pompare” Montezemolo).

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